Brexit: Vince il Leave

Sconvolgente il risultato del referendum sulla Brexit, che ha visto vincere il fronte del Leave spiazzando tutti, compreso Nigel Farage. Il leader euroscettico dell’Ukip, appresa la notizia, ha dichiarato: “Il 23 giugno è il nuovo giorno dell’indipendenza per il nostro Paese. E’ l’alba di un Regno Unito indipendente. E’ arrivato il momento di liberarci da Bruxelles”, chiedendo le dimissioni immediate del premier David Cameron. La notizia ha sbaragliato i mercati asiatici ed europei, portando la sterlina sui minimi degli ultimi 31 anni. Intanto si iniziano a diffondere notizie sulla formazione di alcune code per cambiare la moneta di Sua Maestà, che in pochissime ore si è deprezzata di oltre il 10%. Ma non è tutto: l’oro ha registrato un balzo di oltre il 6%, segno che gli investitori in un momento così critico cercano di proteggere i propri investimenti scegliendo i cosiddetti beni rifugio. Queste le reazioni immediate, ma cosa succederà in futuro visti i forti legami del Paese con l’Europa in termini politici, finanziari e commerciali? Prima di tutto bisogna precisare che prima che la Gran Bretagna si stacchi totalmente dall’Unione Europea ci vorrà un bel po’ di tempo, fino a cinque anni. Poi possiamo tranquillamente ipotizzare che questo sarà solo il primo abbandono: con la vittoria del Leave, infatti, aumentano a dismisura le possibilità che altre nazioni seguano l’esempio di Londra, visto l’avanzare in molti Paesi dei partiti euroscettici. La prima a sedersi sul banco di prova sarà la Spagna, con le elezioni politiche indette il 26 giugno per ovviare alla situazione di stallo che si era venuta a creare. Secondo gli ultimi sondaggi la vittoria andrà al Partito popolare (Pp), ma senza la maggioranza dei seggi per formare un governo. a preoccupare è però l’escalation di Podemos, partito nato sulle ceneri del movimento degli indignados che potrebbe diventare la seconda forza politica del Paese superando i socialisti.

Tornando in Gran Bretagna, cosa cambierà? Prima di tutto i rapporti commerciali con le aziende straniere, che saranno più difficoltosi e soggetti a regole diverse, soprattutto su dazi e tasse. Secondo poi ci saranno delle ripercussioni sul turismo, con i viaggiatori europei che dovranno seguire tutte le trafile burocratiche che in genere si seguono per entrare in un paese extraeuropeo. Alcune agenzie di rating, inoltre, hanno assicurato che con la Brexit il rating di Londra sarà tagliato quasi subito. Che cosa succederà invece al resto del mondo? E’ assodato che dalla Brexit “deriveranno significative ripercussioni economiche“, come sostenuto dal presidente della Fed, Janet Yellen, che però ha rassicurato gli investitori parlando di rischi di recessione contenuti. Messaggi rassicuranti sono giunti anche dalle banche centrali, che hanno dichiarato di essere pronte a una mega iniezione di liquidità nel sistema qualora ce ne fosse bisogno.

Con la vittoria del 'no' all'Europa, si apre un lungo processo che può durare dai 2 ai 10 anni. Londra dovrà attivare l'articolo 50 dei Trattati Ue, una prima storica, che dà massimo due anni per negoziare l'uscita da 45 anni di legislazione, programmi e fondi Ue, dall'Erasmus a ricerca e pmi. E poi dovrà rinegoziare i suoi rapporti commerciali, economici e così via coi 27, verso probabilmente uno status simile a quello dei Paesi Efta, come Islanda e Norvegia. Resta poi da risolvere il nodo dei funzionari e traduttori britannici che lavorano nelle istituzioni Ue. Un processo lungo e complesso, che lo stesso governo britannico ha quantificato in "un decennio" e il presidente Ue Tusk in "almeno 7 anni".

 

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