Referendum costituzionale 2016: Sì o No? I pro e contro della riforma

Il referendum costituzionale del 6 novembre 2016 chiamerà gli italiani a dire Sì o No alla riforma della Costituzione proposta dal ministro Maria Elena Boschi e appoggiata dal Governo Renzi.

Il dibattito sul referendum costituzionale ha preso il via: votare Sì o votare No?!?. Quello di novembre 2016 sarà il banco di prova per la politica del governo Renzi. “È un grandissimo bivio tra l’italia che dice sì e quella che sa solo dire no”, ha detto il premier, pronto a dimettersi in caso della vittoria del No.

Gli italiani sono stati chiamati a dire sì o no alla proposta di legge Boschi sulla riforma costituzionale perché in sede di votazione in Parlamento il decreto delegato non ha ottenuto la maggioranza dei voti. La decisione della sua entrata in vigore spetterà, dunque, ai cittadini. Il referendum costituzionale 2016 è molto importante perché si deciderà se cambiare oppure no alcuni punti cardine del testo della Costituzione così come lo conosciamo, quindi è bene arrivare preparati e consapevoli riguardo il decreto Boschi e le posizioni favorevoli e contrarie. Il testo della riforma Boschi introduce diverse novità, tra cui l’abolizione del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, la modifica del quorum per l’elezione del presidente della Repubblica e l’aumento del numero delle firme necessarie per proporre un referendum.

Per questo tipo di referendum, chiamato anche confermativo o sospensivo, non è necessario il raggiungimento del quorum. Diversamente dal referendum abrogativo, non servirà il 50% dei voti più uno e, a prescindere dal numero di partecipanti, vincerà l’opzione (Sì o No) che ha ottenuto la maggioranza dei voti. Gli aventi diritto al voto saranno chiamati a pronunciarsi in favore o contro tutto il testo della riforma, per cui o si accetta tutto o si respinge tutto.

L’esito del referendum costituzionale di novembre 2016 acquista un importante significato politico per le sorti di questo esecutivo e legislatura. La riforma, infatti, non comporta solo un profondo riassetto del testo costituzionale ma, a quanto pare, condizionerà anche la permanenza del Governo Renzi a palazzo Chigi. In più occasioni il premier ha ribadito il peso del risultato referendario: in caso di bocciatura della sua riforma Renzi e Boschi annunceranno le dimissioni.

Per i sostenitori del Sì (tra cui troviamo non solo esponenti Partito democratico, ma anche professori di legge e studiosi della Costituzione) la riforma Boschi sarebbe un “salto di qualità” per il sistema politico italiano, al quale si dà respiro dopo decenni di procedure legislative lente, macchinose e costose. La Costituzione, inoltre, non è una carta immutabile, e nei 70 anni dalla firma del testo costituzionale così come lo conosciamo si sono susseguiti tantissimi governi, segno di fragilità di un Paese che ora deve dimostrare di essere credibile e forte a livello internazionale. Ragioni per votare Sì al referendum costituzionale di novembre 2016: 1) addio bicameralismo: si supera il meccanismo con cui le leggi vengono passate da Senato a Camera e tutte le lentezze e i ritardi che ne derivano; 2) il fatto che solo la Camera debba concedere la fiducia al governo implica l’instaurazione di un rapporto di fiducia esclusivo con quest’ala del parlamento; 3) la diminuzione del numero dei parlamentari e l’abolizione del Cnel porterà notevoli risparmi; 4) grazie all’introduzione del referendum propositivo e alle modifiche sul quorum referendario aumenterebbe la democrazia diretta; 5) il Senato farà da “camera di compensazione” tra governo centrale e poteri locali, quindi diminuiranno i casi di contenzioso tra Stato e Regioni davanti la Corte costituzionale.

Per i sostenitori del No, i motivi per cui gli italiani dovrebbero opporsi all’approvazione della riforma Boschi - Renzi - Verdini si possono riassumere in 7 punti: 1) si tratta di una riforma non legittima perché prodotta da un parlamento eletto non dal popolo ma con una legge elettorale (Porcellum) dichiarata incostituzionale; inoltre, anche agli amministratori regionali e locali si va a garantire l’immunità parlamentare; 2) non è una riforma scritta in modo chiaro e semplice e, soprattutto, non è stata prodotta per iniziativa libera del parlamento, ma sotto dettatura del governo; 3) il bicameralismo non viene davvero superato, come dice il governo, bensì reso più confuso creando conflitti di competenza tra Stato e Regioni e tra Camera e nuovo Senato; 4) non crea semplificazioni per quanto riguarda il processo di produzione delle norme, anzi lo complica: dalle nuove norme su Senato e procedura legislativa deriverebbero almeno 7 procedimenti legislativi differenti; 5) i costi della politica non vengono dimezzati: con la riforma si andrà a risparmiare circa il 20%, ma in realtà sono in arrivo nuove indennità al rialzo per i funzionari parlamentari; 6) l’ampliamento della partecipazione diretta dei cittadini comporterà l’obbligo di raggiungimento di 150mila firme (attualmente ne servono 50mila) per i disegni di legge di iniziativa popolare; 7) non garantisce la sovranità popolare: insieme alla legge Italicum, che mira a trasformare una minoranza in maggioranza assoluta di governo, espropria il popolo dei suoi poteri e consegna la sovranità nelle mani di pochi.

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